Ci sono periodi di mutismo, altri di rassegnazione. Alienazione sarebbe forse il termine più opportuno. Rassegnati alla realtà. Una realtà forse un po' barbara. Di recente sono inciampato nell'ultimo saggio di Alessandro Baricco, "I Barbari - Saggio sulla mutazione". E' stupefacente quando altri scrivono quello che pensi. Si cade nel tranello di ritenersi accomunati da un sentire comune, una grande idea coltivata da molti ma espressa da pochi.
Il libricino è agevole, a tratti godibile ma, soprattutto, molto stimolante. Ne volete qualche accenno? Eccovi accontentati miei cari 25 lettori (i titoli li ho aggiunti io)... Fatemi sapere la vostra, se volete...
tema centrale
"Arrivano da tutte le parti, i barbari. E un po' questo ci confonde, perché non riusciamo a tenere in pugno l'unità della faccenda, un'immagine coerente dell'invasione nella sua globalità. Ci si mette a discutere delle grandi librerie, dei fast-food, dei reality show, della politica in televisione, dei ragazzini che non leggono, e di un sacco di cose del genere, ma quello che non riusciamo a fare è guardare dall'alto, e scorgere la figura che gli innumerevoli villaggi saccheggiati disegnano sulla superficie del mondo. Vediamo i saccheggi, ma non riusciamo a vedere l'invasione. E quindi a comprenderla."
regole auree del mondo contemporaneo
"Complice una precisa innovazione tecnologica, un gruppo umano sostanzialmente allineato al modello culturale imperiale, accede a un gesto che gli era precluso, lo riporta istintivamente a una spettacolarità più immediata e a un universo linguistico moderno, e ottiene così di dargli un successo commerciale stupefacente."
meccanismo del mondo
"E quel modo di cercare la verità delle cose nella rete che intrattengono in superficie con altre cose, non sembra un'infantile ma precisa strategia per evitare di affossarsi in una verità assoluta e fatalmente di parte? E la paura per la profondità non è forse, anche, un riflesso condizionato dell'animale che ha imparato a sospettare di ciò che ha radici troppo profonde, tanto profonde da avvicinarsi al pericoloso statuto del mito? E il continuo svilimento della riflessione, che va a cercarsi forme volgari o commistioni impensabili, non sembra figlia dell'istinto a portarsi dietro, sempre, un antidoto alle proprie idee, prima che sia troppo tardi?"