Memorie di viandanti senza meta

Appunti di viaggi più o meno reali nella tragica comicità della vita quotidiana. L'unico obiettivo è ricercare sé stessi scoprendo le proprie radici. Benvenuti viaggiatori d'ogni dove!
domenica, 04 gennaio 2009

Terra di Brindisi

I Paesaggi, l'arte, la cultura, la storia, la buona tavola... Per chi vorrebbe l'estate tutto l'anno e, soprattutto, per chi è lontano dalla terra d'origine...

 

venerdì, 02 gennaio 2009

Cavità carsiche sedi di culto nelle Murge Sud-Orientali

"La sacralità di luoghi di culto è spesso correlata a soggetti naturali quali foreste, grandi alberi, monti, grotte ecc. Le grotte hanno rappresentato una soglia fra il mondo conosciuto e l'ignoto.... in tale area il secolare rapporto tra uomo e natura ha favorito il perdurare di suggestioni, anche religiose, alimentate dall'alone di mistero che circonda l'ambiente carsico". Così comincia l'abstract (ovvero il riassunto introduttivo) di una breve nota divulgativa pubblicata su Thalassia Salentina (rivista della Stazione di Biologia Marina di Porto Cesareo) nel vol. 26, suppl. (2003) ed intitolato "Cavità carsiche sedi di culto nelle murge sud-orientali: un patrimonio da salvaguardare"  (Manghisi, Vincenzo - Marsico, Antonella - Simone, Oronzo). Di per sè tale nota avrebbe valore di semplice curiosità per addetti ai lavori se non fosse che cita, a più riprese, il patrimonio storico-paesaggistico cegliese. A pag.273 si trova un'immagine significativa della Grotta di San Michele con una didascalia quanto meno esaustiva "Raffigurazioni sacre quasi illeggibili nella Grotta di San Michele, presso Ceglie Messapica. Molte delle pitture parietali in grotte adibite al culto sono scomparse, anche grazie ad atti di vandalismo".



I buoni propositi del nuovo anno io li ripongo nella speranza di riuscire a sensibilizzare maggiormente la cittadinanza cegliese attiva sull'inestimabile valore ambientale (specie, data la mia formazione, di carattere geologico-geomorfologico) del nostro territorio.
Appuntamento ai prossimi giorni...
venerdì, 22 agosto 2008

Trulli Italian Cones

Ecco un'interessante video (per chi mastica un po' di inglese) pescato in rete e relativo al fenomeno "immobiliare" dei Trulli. "Trulli Italian Cones" è un contributo di 20minuti che descrive abbastanza bene come molti britannici (e non solo) si avvicinino all'acquisto di quest'altissima espressione di architettura rurale tutta nostrana, di Ceglie Messapica e della Valle d'Itria nel suo insieme.



postato da andreafe alle ore agosto 22, 2008 13:05 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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lunedì, 18 agosto 2008

Salento Finibus Terrae

"I riverberi, i luccichii, i soffi dei due mari sembrano quasi incontrarsi a mezz'aria. Così tutto si presenta lucido, come se fosse avvicinato da un effetto ottico, ed insieme ingannevole... Il Salento è una terra di miraggi, ventosa; è fantastico, è pieno di dolcezza; resta nel mio ricordo più come un viaggio immaginario che come un viaggio vero."
Guido Piovene - Viaggio in Italia






"Terra tra i due mari Adriatico e Ionio partendo da una linea condotta dal punto più interno del golfo di Taranto fino alla contrada del Pilone a nord di Ostuni"
Cosimo De Giorgi, Cenni di geografia fisica della provincia di Lecce, Lecce, 1889






"E qui ne' Salentini / i suoi Cretesi Idomeneo condusse."
Virgilio - Eneide, III. Traduzione di Annibal Caro






"I Greci chiamarono la Calabria Messapia dal nome del loro comandante, e prima ancora Peucezia, da Peucezio, fratello di Enotro, che risiedeva nel territorio del Salento."
Plinio il Vecchio - Storia naturale, III, 99. Traduzione di Giuliano Ranucci





DON PIZZICA (Officina Zoè)

Benvenuta bella signora
l'occhi toi su stelle lucenti
li mani toi su chine de grazie grandi
vannu donandu cose d'amore

N'tra stu munnu tristu e spasulatu
nc'é quarche cosa ca inchie lu core
li verdi prati, lu cielu pintu, lu mare
é quistu ca me face nnamurare.

Ma ci dicimu sempre le stesse cose
'ntra centumila modi le cantamu
ma poi ne sciamu ccasa e sotu sotu
'ntra nu solu mumentu ne scurdamu


TRADUZIONE

Benvenuta bella signora
i tuoi occhi sono stelle lucenti
le tue mani sono piene di grazie grandi
vanno donando cose d’amore

In questo mondo triste e smarrito
c’é qualcosa che riempie il cuore
i verdi prati, il cielo dipinto, il mare
è questo che mi fà innamorare

Ma che diciamo sempre le stesse cose
in centomila modi le cantiamo
ma poi torniamo a casa e senza accogerci
in un solo momento dimentichiamo tutto





martedì, 22 luglio 2008

Come l'Araba Fenice...

Lo scorso anno, più o meno di questi tempi, fu vittima di un incendio (doloso?) che compromise parte significativa del suo patrimonio ambientale, di inestimabile valore ecologico in una zona ormai irrimediabilmente deturpata dall'aggressione antropica. La riserva di Torre Guaceto, sul litorale brindisino, continua a stupire. Pubblico volentieri dall'edizione barese di Repubblica questo interessantissimo articolo.

Capanne preistoriche a Torre Guaceto

Scoperto un villaggio dell´età del Bronzo poi distrutto da un incendio
di Titti Tummino



Abitavano sull´estremità del promontorio di Torre Guaceto, prima che il lembo di terra si staccasse dalla costa per diventare gli odierni Scogli di Apani; vivevano in un villaggio organizzato, costituito da capanne, protetto da una struttura muraria e dotato di una rudimentale viabilità; si dedicavano alla caccia e alla pesca, ma realizzavano anche manufatti in argilla, osso, selce e pietra. Una realtà risalente a due millenni prima di Cristo che oggi sta clamorosamente venendo alla luce, grazie alla campagna di scavi avviata dall´Università del Salento.
Torre Guaceto non finisce di sorprendere. Non solo oasi fra terra e mare, paradiso e rifugio sicuro per tartarughe caretta caretta, folaghe, germani reali e aironi, che dal mare blu-turchese scivola oltre le dune, attraverso la macchia mediterranea e le paludi, fino ad un uliveto secolare. La riserva naturale statale nel territorio di Carovigno è anche uno scrigno di tesori che racconta le dinamiche di popolamento lungo la fascia costiera adriatica della Puglia centro-meridionale già nella Preistoria.
È partita il 30 giugno la prima campagna di indagini archeologiche agli Scogli di Apani nel territorio dell´oasi, affidata al Dipartimento di beni culturali dell´ateneo salentino in collaborazione con il Consorzio di gestione della riserva, naturalmente con il via libera del ministero per i Beni culturali e della Soprintendenza archeologica della Puglia. Le ricerche, che si concluderanno il 2 agosto, sono dirette da Riccardo Guglielmino, docente di Archeologia e antichità egee, e coordinate da Teodoro Scarano della Scuola superiore Isufi. A metà dell´indagine, gli Scogli di Apani, estesi per complessivi due ettari e posti a 400 metri dalla costa della riserva, stanno svelando segreti custoditi sin dalla notte dei tempi.
«Le prospezioni condotte sugli isolotti - spiega il professor Guglielmino - hanno confermato le segnalazioni relative alla presenza di depositi antropici di epoca protostorica e quindi suggerito la necessità di avviare indagini archeologiche, utili alla valutazione della consistenza e della qualità degli stessi depositi, specie nelle aree sottoposte all´azione erosiva degli agenti meteo-marini». Gli studi di carattere paleoambientale appena intrapresi indicano un livello del mare 3-4 metri inferiore rispetto a quello attuale, una particolarità che porta gli studiosi a ritenere che gli Scogli di Apani siano stati nel lontano passato l´estremità di un promontorio. «Lo scavo in corso sul maggiore degli Scogli - racconta l´archeologo - riguarda due differenti aree per un´estensione complessiva di circa 60 metri quadri. Finora abbiamo potuto accertare, al di sotto di esigui livelli di frequentazione tardo-imperiale romana, la presenza di strutture e materiali riferibili ad un villaggio databile ad una fase avanzata del Bronzo Medio, in pratica intorno alla metà del II millennio a.C.».
Le tracce del villaggio di capanne sono evidenziate dal ritrovamento di abbondanti resti di intonaco delle pareti e da numerosi contenitori ceramici a impasto frammentati sui piani pavimentali. Intorno al villaggio, gli indizi di un´organizzazione complessa, con percorsi ad acciottolato ancora da indagare e i resti di una struttura muraria in pietrame a secco, costruita dal lato terra, presumibilmente a difesa dell´abitato. Un insediamento abitativo organizzato e attrezzato, che un furioso incendio cancellò dal giorno alla notte. «Le capanne - spiega ancora il professor Gugliemino - al cui interno abbiamo rinvenuto manufatti in argilla, osso, selce e pietre dure, locali e non, sono state distrutte dalle fiamme. Gli effetti del rogo sono evidenti: la cottura dell´intonaco delle pareti, all´origine di argilla cruda, la presenza di elementi vegetali carbonizzati e la ricottura e deformazione di alcuni contenitori ceramici».
La campagna di scavi in corso, supportata dall´assessorato comunale alla Cultura di Carovigno, rientra nel programma di ricerche archeologiche terrestri e subacquee che il Dipartimento di beni culturali dell´Università del Salento ha avviato da due anni nella riserva di Torre Guaceto, nell´ambito di un più ampio progetto di archeologia del paesaggio costiero diretto da Cosimo Pagliara, docente di Antichità greche: quali altri misteri svelerà la riserva?
 
(19 luglio 2008)

Ecco, in un'immagine della rete, lo Scoglio Grande di Apani (un click per sapere dove si trova...)
postato da andreafe alle ore luglio 22, 2008 10:23 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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martedì, 01 luglio 2008

I luoghi del cuore

Segnalo questa interessante iniziativa del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano):

"E' partito lo scorso 5 giugno il nuovo censimento nazionale del FAI “I Luoghi del Cuore.
Come sempre il censimento, che quest’anno giunge alla quarta edizione, intende sensibilizzare cittadini e istituzioni e dare voce alle segnalazioni di ognuno di noi.
Il tema di quest’anno, però, è assolutamente nuovo: il FAI e Intesa Sanpaolo invitano ad aprire gli occhi su ciò che fa male al cuore e chiedono dunque a tutti di non restare indifferenti di fronte alle brutture piccole e grandi che macchiano la nostra bella Italia e di segnalare ciò che rovina e deturpa i luoghi più amati.
Guardatevi intorno per individuare ciò che offende i vostri occhi e il vostro cuore e votate fino al 30 ottobre sul nostro sito, nei Beni e presso le Delegazioni FAI, in tutte le filiali di Intesa Sanpaolo e di tutte le banche del Gruppo. Si potrà votare inoltre nei punti vendita la Feltrinelli e RicordiMediaStores e tramite MSN.it all’indirizzo http://iluoghidelcuore.it.msn.com.
Vi invitiamo a navigare il sito, guardare gli esempi, leggere il regolamento, mandarci le vostre foto, e, se siete insegnanti, a entrare nella sezione dedicata alle scuole, per adottare una segnalazione con le vostre classi.
Contiamo sulla vostra partecipazione, che in questi anni è sempre stata consistente e incoraggiante, e sulla vostra sensibilità nel diffondere l’iniziativa a favore della difesa del patrimonio artistico, monumentale e naturalistico dell’Italia."


In quanto parte del blogring cegliese, invito, concittadini e non, a segnalare la non edificante vicenda di Madonna della Grotta (linkata anche nel banner della colonnina a destra). Per ulteriori info rimando al blog dei Cegliesi nel mondo.

postato da andreafe alle ore luglio 01, 2008 11:40 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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mercoledì, 23 aprile 2008

Eclissi e Blog su Brundisium.net


"Queste ECLISSI devono avere qualcosa di magico e di fatato. Ogni volta che rileggo questo mio scritto, mi commuovo fino alle lacrime. Mi sdoppio dall'autore e mi ritrovo nei vari protagonisti della storia. Non vi so dire se c'entra la taranta o se sono le erbe di San Giovanni. Di certo so che il tecnico grafico e tutti i responsabili della tipografia dove ho stampato il libro vogliono visitare i luoghi del libro, a Ceglie, e mi assillano per programmare una gita nella nostra città.
Pietro"
Così Pietro Palmisano ha presentato il suo lavoro. Ho letto ECLISSI e la sua ampia introduzione il cui incipit mi vede immeritato protagonista insieme agli altri amici, di generazione, della blogosfera cegliese. Sono orgoglioso, non lo nascondo, di essere stato considerato, unitamente ad altri stuzzicatore di curiosità e molla d'energia.
E' con piacere che vedo venire alla luce frutti come questo che potrebbero essere considerati effetto collaterale della blogosfera cegliese.
Ho letto il libro con curiosità ed emozione cegliese condividendo con l’autore quel senso di estraniamento che mi ha preso a volte percorrendo le strade di Ceglie nei miei ritorni brevi nella terra natia: Anche io, trovandomi a passare per quelle strade, come fossi un forestiero, mi sono sentito costretto a guardare come accade quando incontri una bellissima persona. Tu rimani fisso e perso in quello sguardo e non sai, anzi ti chiedi se non sei importuno.
Nella Ceglie Messapica del 1963 Pietro, giovane frequentatore dell'archivio della chiesa matrice, s'imbatte fortuitamente nella misteriosa scomparsa dei corpi di due giovani della cripta sottostante la cattedrale. Appena giù, Rocco mi guidò attraverso una porta nel locale posto sotto l'altare maggiore.
Una volta illuminato per bene, il locale si rivelò la copia perfetta del soprastante presbiterio, con abside ed il coro dietro l'altare maggiore.
Sulle pareti di nuda pietra mi pare di ricordare dodici nicchie entro cui, in piedi e con le mani conserte sul petto, erano i corpi mummificati di dodici canonici con saio e cappuccio. Un tredicesimo corpo sembrava seduto e con il tronco superiore appoggiato sull'altare centrale del locale…
Rocco indica a Pietro due casse simili alle altre nelle quali, al posto dei resti mortali dei defunti, si trovano pietre e pezzi di legno; Pietro scoprirà che le spoglie scomparse appartengono a due giovani innamorati vissuti nel XVII secolo, Nureddin Giamal detto Damiano e la bella Sara. Molto prima che il Sommo Giudice si disponesse a giudicare dal Suo Trono, per un miserabile incidente, s’erano scoperte le tombe, portando alla luce le testimonianze di un terribile crimine le cui vittime erano state sottratte, per cautela, anche alla storia oltre che alla suprema empietà degli uomini. Inizia, da quel fortuito ritrovamento, un ampio suggestivo avvicendarsi di flashback che ci riporterà nella Ceglie del Seicento con le sue tradizioni, il suo popolo e le sue antiche strade.
Questo viaggio nel passato condurrà, infatti, il lettore attraverso case e strade di tutti i giorni con vicoli, vicoletti, ... piazze e relativi palazzi nobiliari, tra segreti nascosti sotto centinaia e centinaia di sottili veli di calce, ricompensandolo della sua partecipazione alle sofferenze dei personaggi senza mancare, alla fine, di far affiorare sulle labbra un sorriso di speranza. Sarà Jacopo Moro o Jacobus Niger che dir si voglia che, avendola imparata dal padre Tommaso, tramanderà l’arte dello speziale; conoscitore di tutte le erbe e gli aromi della terra rossa che, cercando e trovando riparo in Calabria, denuncerà i danni arrecati a Sara e Damiano dagli accoliti succubi del bieco castellano che incapace d’amore ha piegato i sentimenti alle logiche dinastiche e feudali.

Buona lettura!
Giacomo NIgro - Lo Smemorato
Dal blog cegliemessapica.splinder.com


ALTRI COMMENTI DAL BLOG
Sono rimasto affascinato dalla lettura di Eclissi che mi ha accompagnato nei vicoli e nelle contrade di Ceglie, compreso la Cripta San Michele e la mia Guarino con la Carcara che ha dato l'incipit, dopo l'incidente con la lambretta, a quest'opera di Pietro Santo. Un libro che possiede la magia di far vedere, con occhi diversi ed interessati, strade e luoghi che vediamo ormai distrattamente tutti i giorni.
Gisan51

Io pure mi unisco a smemorato a reiterare la sua preghiera: se trovate il tempo per un post, mi fareste una grande cortesia dicendo cosa ne pensate. Tutto quello che pensate, non di me, ma di questo libro, di bene e di meno bene. Se avete rivisto luoghi o persone così come le conoscete o diversamente. Se la città delle Eclissi è la stessa che voi ricordate e se io ne ho deturpato o addolcito il ricordo. Se nella vostra vita a Ceglie avete mai incontrato qualcuno dei personaggi o dei luoghi descritti nel libro.
O altre osservazioni che vi piaccia comunicare.
Grazie e grazie
pietro palmisano

Ho terminato, da poco, la lettura del libro. Difficile esprimere un giudizio diverso dalla positività più compiuta. L'ho ribadito in altri post e qui lo faccio ancora, la storia narrata ha l'impianto perfetto per una trasposizione cinematografica. E' una vicenda che si svolge su più piani narrativi, intrecciando i fili del racconto in maniera sapiente e suggestiva. E poi c'è lo sfondo storico e scenografico che a noi cegliesi dovrebbe dire qualcosa. I luoghi, le persone ed i loro nomi raccontano molto della nostra Storia (quella con la S maiuscola). C'è poi tutto il degrado di un feudo secentesco che non si discosta molto (se non per forme e modalità, oltre che, è naturale, personaggi) da quello odierno.
Un'eclissi morale che Ceglie, evidentemente, vive e rivive ciclicamente e che l'autore ha sapientemente ricostruito (forse traendo molto spunto dal reale...). Ho apprezzato molto le incursioni nelle nostre tradizioni autoctone e folkloriche (la "carcara", la "trenula", ecc.), oltre che la ricostruzione di molti toponimi della nostra terra (Donna Lucrezia, su tutti). Mi ha affascinato la vicenda di Isabella di Noirot, duchessa di Gand, di cui ricordo aver visto sin da bambino la lapide nella sagrestia della chiesa di San Domenico. A tal proposito ho scoperto che Pasquale Elia nel suo "CEGLIE MESSAPICA - (I Personaggi che hanno fatto la storia della città)" dichiara: " Personalmente sono sempre più convinto che la duchessina fu tumulata proprio nella Chiesa principale di Ceglie, ossia la Chiesa Madre, sotto l’Altare fatto costruire alcuni anni prima dal marito. La lapide collocata nella odierna sagrestia della Chiesa di San Domenico fu posta a ricordo di quel triste evento e riporta: “……….in memoria dell’ottima consorte pose”. E perché non qui giace, qui riposa, come normalmente si usava e si usa ancora ai nostri giorni?...."
Un bel giallo storico, non trovate?
andreafe

Si, Andrea. Personalmente ho trovato molto interessante anche l'impianto tecnico della narrazione in cui, l'ampia introduzione a presentazione dell'autore e dei luoghi, corre parallela al racconto (romanzo) vero e proprio.
Un lavoro complesso ed apprezzabile anche l'inserimento del racconto nel periodo storico reale rappresentato per brevi ma significativi accenni.
smemorato

Post e commenti pubblicati su Brundisium.net

postato da andreafe alle ore aprile 23, 2008 11:26 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 15 aprile 2008

Commedia all'italiana...

Torna a grande richiesta la Commedia all'Italiana. Novità negli attori non protagonisti: la Sinistra ExParlamentare. Silvio dirige nuovamente l'armata Brancaleone confidando in un ricco cast di Soliti Ignoti (o ignobili, a seconda dei gusti). Walter nel ruolo di antagonista buono, l'Umberto in quello di Lazzaro..ne risorto. Alla regia più della metà del popolo italiano... Ci sarà da ridere... Consigliato alle famiglie e a coloro cui piace ingoiare la pillola mensile senza pensarci su troppo. Sconsigliato ai deboli di cuore e agli ex comunisti. C'è il rischio di rimetterci la salute...



Ecco alcune anticipazioni e recensioni sulla stampa di Spagna (1 e 2), Francia e Gran Bretagna (quest'ultima è spassosissima). Un successo planetario....
venerdì, 04 aprile 2008

...Dinosauri a Ceglie?...

E' una storia che ha qualche milione di anni. Bisogna saper contare indietro nel tempo con notevole sforzo di ingegno e fantasia. Il tempo geologico fa questi scherzi. Immaginiamo di trovarci alle Bahamas, o lungo le coste del Golfo Persico... Sono cartoline da sogno, luoghi esotici che tutto vorremmo visitare almeno una volta nella vita... Eppure tutto questo esotismo era di casa nella Puglia del Cretaceo Superiore (un range temporale che va da 97 a circa 65 milioni di anni)... C'era tutto il tempo di costruire e godere di resort turistici
lungo le nostre coste. Peccato noi non ci fossimo ancora. Saremmo comparsi solo molto tempo  dopo....per fortuna...



Bene, la Piattaforma Apula (questo il nome "tecnico" che noi geologi diamo a tale elemento paleogeografico) era un insieme di "blocchi" di terraferma con lussureggiante vegetazione tropicale orlati da bracci di mare poco profondi (le chiazze azzurre che circondano le Bahamas nella foto sopra ne danno un'idea verosimile). E tale rimase l'assetto fisiografico della futura Puglia per "lungo" tempo, milioni e milioni di anni. Tecnicamente era proprio una piattaforma di tipo bahamiano... C'è chi sostiene che tutti questi isolotti fossero comunicanti tra loro attraverso brevi e stretti istmi di terra; chi li considera completamente autonomi ed isolati. Isolati ma non spopolati.. Accanto alla rigogliosa flora tropicale vi era un coacervo di vita, specialmente nei mari. Qualche "terribile lucertola" zompettava, invece, allegramente nell'interno degli isolotti, spadroneggiando e godendo di privilegi alimentari di una catena trofica tutto sommato abbastanza limitata (l'isolamento notoriamente è un limite alle risorse trofiche delle piramidi alimentari, specie per individui di taglia maggiore). Le Murge sudorientali, che oggi dominano le piane salentine digradando verso di esse con terrazzi di varia quota (testimonianza delle variazioni millenarie del livello medio del mare), erano dunque un vero paradiso della biodiversità. Come facciamo a dirlo? Ce lo raccontano le rocce, quelle "pietre calcaree" che hanno reso nota la nostra regione come la "Petrosa Puglia" e che costituiscono il materiale edile per eccellenza. La pietra di Trani, la pietra Leccese, le pietre "bucherellate" delle nostre zone, sono tutte state impiegate fin dal tempo dei Messapi (e ancor prima) per la costruzione di Mura, Tombe, Menhir, Dolmen, oltre che templi (prima pagani e poi cristiani) ed edifici d'uso civile. Eppure dentro quelle rocce c'è tutta la nostra personalissima storia. Una storia che a Ceglie ha un'epoca precisa, ed è il Cretaceo Superiore (a voler essere precisi restringeremmo al periodo Turoniano-Maastrichtiano). Chi conosce le campagne cegliesi sa che spietrare i grossi appezzamenti di terreno è un lavoro duro, durissimo. Le "pietre" sono ovunque, sparse e faticose da trasportare. Alcune hanno forme curiose, strani "buchi". Altre sono chiazzate, maculate. Sono brandelli di scogliere, di zone che un tempo (il Cretaceo Superiore, appunto) punteggiavano le coste degli isolotti dove maggiore era il dinamismo del mare. Queste scogliere erano "edificate" dalle Rudiste, abbondanti all'epoca come oggi possono esserlo mitili & Co. Con la sola differenza che esse morirono assieme ai dinosauri ed oggi, ahimè, siamo privati del piacere di trovarle in un buon piatto di spaghetti allo scoglio... Hanno forme varie, allungate, alcune a corno, altre più tozze. La Strada dei Colli della vicina Ostuni ne preserva esemplari decimetrici,  così come la volta della Grotta di Montevicoli ne mostra qualche bell'esemplare. Erano incrostanti e costruivano, vivendo in colonie ravvicinate, impalcature resistenti al moto ondoso. Laddove il mare era più tranquillo, meno agitato, vivevano pesci. Gradivano sia la vita nei mari aperti che la tranquillità dei fondali sabbiosi, una sabbia calcarea molto fine, che ha prodotto quelle belle rocce biancastre (meglio visibili nelle cave) molto usate nell'edilizia. La fossilizzazione è un'evento fortuito, si badi, per cui il ritrovamento di pesci fossili gode evidentemente del carattere d'eccezionalità. Tuttavia, nelle suddette lastre calcaree si rinvengono, con molta frequenza, dei noduli di vario colore (tipicamente nocciola o rossastro, nelle nostre zone). Tali noduli sono di selce (una roccia sedimentaria fatta di silice che può formarsi in condizioni e modalità differenti) e derivano talora dalla decomposizione di materiale organico (per esempio pesci...). Quando ciò accade ecco venir alla luce resti di ittiofauna (celebre è ad esempio la "Pesciaia di Bolca", nell'alto veronese)....A questo punto la nostra storia diventa più chiara, abbandona le vie prolisse e confusionarie delle righe di cui sopra e si concentra maggiormente su una contrada cegliese... Ci accompagna (virtualmente) nel viaggio Nicola Marinosci, del Centro Documentazione Grotte di Martina Franca. E ci racconta di questa storia in un articolo apparso sul bollettino del Centro martinese di qualche anno fa: "Sul rinvenimento di calcari ittiolitici e di una probabile impronta di dinosauro teropode del Cretaceo Superiore in località Donna Lucrezia a Ceglie Messapica (Brindisi)". Il dono della sintesi scientifica sta tutto nel titolo. Potrei smettere di raccontare e sono più che sicuro che il resto della
faccenda sarebbe chiaro...
Ma andiamo avanti ugualmente. Siamo dunque intorno alla Masseria Donna Lucrezia, in prossimità della provinciale Ceglie-Villa Castelli. E' un sito magico, questo, di frequentazioni continue. Dagli insediamenti paleolitici di 100.000 anni fa (con annessa autentica "industria della selce", sì la selce di cui sopra...) ai grandi cavalieri messapici costruttori di Specchie e di Paretoni. Ma molto tempo prima (nel solito Cretaceo Superiore) a Donna Lucrezia c'era un bel mare popolato di pesci Clupeidi (il "pesce azzurro", foto in alto a sinistra) Dercetidi (un individuo isolato è nella foto in basso) e qualche piccola tartaruga marina (foto in alto a destra). Non ci credete?



Ecco cosa ha trovato Marinosci nel marzo del 1996 "durante esplorazioni finalizzate alla ricerca e alla documentazione di nuovi ambienti ipogei": "Le lastre calcareo-selciose rivelarono dunque, ad una prima osservazione, la presenza sulla loro superficie di impronte di pesci insieme ad altre forme fossilizzate che provenivano certamente da un mare oramai scomparso e che si erano conservati solo grazie a particolari condizioni e a complessi processi chimici...In seguito, ricerche più accurate nella zona portarono alla scoperta di nuovi fossili. L'elenco comprende pesci appartenenti ad ordini primitivi, piccoli granchi, molluschi,bivalvi, gasteropodi di scogliera (nerinee), spugne calcaree ed i resti di un rettile. Si tratta delle vertebre costali e del piastrone appartenuti ad una piccola tartaruga marina che probabilmente morì non lontano dalla spiaggia dove era nata." E ancora: "I pesci rinvenuti a Donna Lucrezia appartengono all'ittiofauna tipica del Cretaceo superiore, la classe di appartenenza è quella dei Teleostei o pesci ossei. Gli ordini rappresentati sono quasi esclusivamente i Clupeiformi ed i Dercetiformi. Nel primo ordine si distingue la famiglia dei Clupeidi.Si tratta di pesci di dimensioni medio-piccole caratterizzati dall'abitudine di vivere a banchi cibandosi prevalentemente di  plancton e più raramente mangiano pesci più piccoli. Il loro habitat può essere sia la zona in prossimità del fondo marino che quello a pelo d'acqua. Prediligono frequentare il mare aperto. Forme caratteristiche attualmente viventi sono l'Aringa e la Sardina. I Dercetiformi, invece, sono un ordine che comprendeva formidabili pesci carnivori... predatori dal rapido scatto che avevano un lungo corpo affusolato e un grande sviluppo dell'osso premascellare che assumeva la forma di un lungo rostro atto ad infilzare le prede.,. Gli esemplari rinvenuti a Donna Lucrezia si distinguono per avere un rostro meno allungato e una serie di denti acuminati nella bocca. Alcuni Dercetidi rinvenuti presentano ancora nella regione addominale le loro prede costituite da piccoli Clupeidi inghiottiti per intero.Tra i pesci sono presenti anche esemplari non completi appartenenti probabilmente ad altri ordini dei Teleostei." Insomma c'era abbastanza pesce da rendere proficua l'apertura e l'attività di una pescheria..
Ma veniamo al pezzo da novanta (foto sotto) delle scoperte del Marinosci: la presunta orma tridattila di un teropode (presumibilmente un Ceratosauridae o un Coelurosauria di piccole dimensioni).


Riprendiamo le fila del resoconto dell'autore: "Una scoperta fatta a Donna Lucrezia potrebbe avvalorare il quadro paleoambientale fin qui delineato [il Marinosci si riferisce agli arcipelaghi di isolotti collegati da istmi di terra di cui si è fatta menzione sopra]. Qui, su un masso erratico di piccole dimensioni che doveva essere parte di una paleosuperficie è possibile notare la probabile impronta tridattila,lunga 12 cm e larga 7 cm, di un teropode o dinosauro carnivoro. L'attribuzione ad un'orma dei segni rilevabili sulla pietra necessita ovviamente una conferma scientifica. Aspettiamo, dunque, il pronunciamento degli esperti di icnologia fossile [branca della paleontologia che studia le orme fossili e ne deduce le caratteristiche e gli ambienti di vita degli organismi che le hanno lasciate] che hanno, nel frattempo, preso in esame il reperto. La presunta impronta dovette lasciarla il dinosauro con la sua zampa posteriore nella fanghiglia fresca mentre camminava su una paleospiaggia alla ricerca di pesci da predare. Purtroppo lo sconvolgimento della paleosuperficie, a causa del diffuso spietramento messo in atto nella zona nel recente passato, non permette di rivelare l'esistenza una pista cioè il ritrovamento di almeno tre impronte in sequenza appartenenti allo stesso individuo. Trattandosi del rinvenimento di una impronta unica non possiamo fare confronti attendibili con le orme di piccoli teropodi rinvenute nelle altre "isole" dell'Arcipelago europeo. Sappiamo che in Istria, un'area che faceva parte della piattaforma adriatica nel Cretaceo, è stata ottenuta la dimensione media delle orme della zampa posteriore di un teropode del Cenomaniano sulla base di un campione di oltre 350 esemplari. La dimensione media della lunghezza è risultata 20cm, mentre la larghezza è 10 cm. Rapportando questo dato con quell'unica orma che conosciamo per Donna Lucrezia, possiamo solo azzardare che è stata lasciata da un dinosauro più piccolo oppure da un giovane individuo". Ce n'è abbastanza da scomodare professoroni, non trovate? Per me (modestamente... dell'ambiente" ) una scoperta del genere ha il carattere dell'eccezionalità e della necessità di approfondimento.. E infatti ecco le Conclusioni del Marinosci:
"Gli ittioliti ritrovati sono stati consegnati alla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia. Una parte delle lastre fossilifere è stata sistemata a vista su un pannello allestito presso il Centro di Documentazione Archeologica della città di Ceglie Messapica, così che possa costituire un'arricchimento scientifico e culturale non solo per gli studiosi e per gli appassionati ma anche per il pubblico in genere. Le testimonianze fossili di Donna Lucrezia possono dare un piccolo contributo alla conoscenza della vita succedutasi nelle ere passate, infatti non è da escludere che tra gli esemplari rinvenuti ci siano specie non ancora classificate dai paleontologi. Inoltre, il ritrovamento delle orme fossili, perchè sicuramente altre ce
ne saranno oltre quella riconosciuta
, ci conferma che il territorio del Salento nel Cretaceo superiore era emerso in alcuni punti ed era testimone della dinamica evolutiva di alcune forme viventi, tra le più straordinarie comparse sulla Terra, che da li a poco si sarebbero estinte
.
"
Lungimirante, il Marinosci, ma troppo fiducioso della "sensibilità" altrui. E' vero, molte lastre fossilifere fanno bella mostra nel nostro Centro di Documentazione Archeologica, ma dell'orma tridattila che ne è stato? Ce lo dice un articoletto di PugliaPress del 07/12/2006
Insomma "L’esposizione permanente dell’impronta di dinosauro, arricchita da pannelli didattici esplicativi, avrebbe da sola attirato migliaia di visitatori sul Museo di Palazzo Ducale..". E allora io chiedo, che fine ha fatto l'orma tridattila? Saremo anche noi così miopi da lasciarci sfuggire una simile occasione? Spero di sbagliarmi, così come spero che in realtà l'orma sia custodita già presso il nostro museo (che non visito da un anno e mezzo circa). E qualora così fosse, cosa aspettiamo a dargli giusta pubblicità, ad avvalorare la ricchezza naturale che essa rappresenta?

Andrea Suma
mercoledì, 02 aprile 2008

...dalla crisi all'esorcismo musicale...

Ernesto De Martino fu un grande etnomusicologo, antropologo ed intellettuale del novecento. Ma soprattutto fu autore di un testo sacro, riferimento assoluto per tutti coloro che vogliano intraprendere un percorso conoscitivo di tipo scientifico ai riti del tarantismo. "La terra del rimorso" è una summa, un'opera omnia di straordinario impatto emotivo-visivo, una raccolta in presa diretta di testimonianze di un fenomeno non solo musicale, ma pagano (con incursioni nel sacro) ed autenticamente "meridionale" e "mediterraneo". Così egli riporta un passo del G. Baglivi (tratto da De anatomie morsu et effectibus tarantulae, in Opera omnia medico-pratica et anatomica, Lione e Parigi 1704, Dissertatio VI):

"Ed ecco come il Baglivi descrive il passaggio dalla crisi all'esorcismo musicale:

-Coloro che sono morsi dalla tarantola, poco dopo cadono al suolo semimorti, con perdita delle forze e dei sensi, il respiro talora affannoso, talora gemente, spesso immobili ed esanimi.
Dato inizio alla musica, a poco a poco questi sintomi si attenuano, e il malato comincia a muovere le dita, le mani, e quindi i piedi, successivamente le altre membra, e con l'incalzare del ritmo melodico il movimento delle membra va gradatamente aumentando. Se il paziente giace al suolo, sorge in piedi, dà inizio alla danza, sospira, e si va contorcendo in modi stranissimi. Queste prime danze si protraggono per più ore, spesso per due o tre: e dopo aver riposato un poco sul letto per detergere il sudore e per ristorare le forze, riprende a danzare con la stessa lena, il che avviene una di volte nella giornata. Le danze hanno inizio verso il sorger del sole, e si protraggono senza intermissione sin verso l'una del pomeriggio. Talora sono costretti a sostare non per stanchezza, ma per aver percepito qualche dissonanza negli strumenti musicali: dissonanza che, quando è percepita, provoca nei pazienti profondi sospiri e strette al cuore da non dire, e tanto a lungo sospirano e si affliggono fino a quando, ristabilito l'accordo, non riprendono a danzare ... Verso mezzogiorno riposano dalla musica e dalla danza, e si dipongono a letto per stimolare il sudore, e dopo averlo stimolato e deterso, si ristorano con brodo o con altro cibo leggero, dato che la gravissima inappetenza che li affligge non consentirebbe loro un cibo più sostanzioso. Verso l'una del pomeriggio, o al più verso le due, riprendono con la stessa lena le danze, che si protraggono sino sl vespro, quando cioè di nuovo vanno a letto, stimolano il sudore, ripetono il pasto leggero, e finalmente si addormentano. Queste danze si prolungano di solito per quattro giorni, raramente vanno oltre il sesto: il loro termine è incerto, poiché molti continuano a danzare sino a quando si sentono liberi dai sintomi, il che per lo più ha luogo dopo il terzo o il quarto giorno.-
"

Ma De Martino fu autore negli anni '60, assieme alla prestigiosa collaborazione di Diego Carpitella (l'istituto a lui intitolato patrocina ed organizza ogni anno l'evento estivo de "La Notte della Taranta" in quel di Melpignano) nonchè alla voce narrante di Salvatore Quasimodo, di un documento di eccezionale portata. Eccolo:




E in quel di Ceglie? Vediamo cosa ci racconta in merito il nostro amico Pino Santoro...
postato da andreafe alle ore aprile 02, 2008 12:51 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: musica, cultura, storia, puglia, viaggi e miraggi, radici, tradizione, sud , musica popolare, notte della taranta, ceglie messapica, taranta pizzica

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Utente: andreafe
Nome: Viandante SenzaMeta
In perenne ricerca del nuovo, del diverso, il viandante senza meta scopre solo dopo lungo peregrinare la sua reale destinazione...Si rende conto che dell'albero della vita ha sempre guardato il tronco e la chioma, dimenticandone la parte vitale: le Radici....


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