Memorie di viandanti senza meta

Appunti di viaggi più o meno reali nella tragica comicità della vita quotidiana. L'unico obiettivo è ricercare sé stessi scoprendo le proprie radici. Benvenuti viaggiatori d'ogni dove!
domenica, 04 gennaio 2009

Terra di Brindisi

I Paesaggi, l'arte, la cultura, la storia, la buona tavola... Per chi vorrebbe l'estate tutto l'anno e, soprattutto, per chi è lontano dalla terra d'origine...

 

venerdì, 02 gennaio 2009

Cavità carsiche sedi di culto nelle Murge Sud-Orientali

"La sacralità di luoghi di culto è spesso correlata a soggetti naturali quali foreste, grandi alberi, monti, grotte ecc. Le grotte hanno rappresentato una soglia fra il mondo conosciuto e l'ignoto.... in tale area il secolare rapporto tra uomo e natura ha favorito il perdurare di suggestioni, anche religiose, alimentate dall'alone di mistero che circonda l'ambiente carsico". Così comincia l'abstract (ovvero il riassunto introduttivo) di una breve nota divulgativa pubblicata su Thalassia Salentina (rivista della Stazione di Biologia Marina di Porto Cesareo) nel vol. 26, suppl. (2003) ed intitolato "Cavità carsiche sedi di culto nelle murge sud-orientali: un patrimonio da salvaguardare"  (Manghisi, Vincenzo - Marsico, Antonella - Simone, Oronzo). Di per sè tale nota avrebbe valore di semplice curiosità per addetti ai lavori se non fosse che cita, a più riprese, il patrimonio storico-paesaggistico cegliese. A pag.273 si trova un'immagine significativa della Grotta di San Michele con una didascalia quanto meno esaustiva "Raffigurazioni sacre quasi illeggibili nella Grotta di San Michele, presso Ceglie Messapica. Molte delle pitture parietali in grotte adibite al culto sono scomparse, anche grazie ad atti di vandalismo".



I buoni propositi del nuovo anno io li ripongo nella speranza di riuscire a sensibilizzare maggiormente la cittadinanza cegliese attiva sull'inestimabile valore ambientale (specie, data la mia formazione, di carattere geologico-geomorfologico) del nostro territorio.
Appuntamento ai prossimi giorni...
lunedì, 25 agosto 2008

Notte della Taranta 2008

Riflessioni sulla Notte della Taranta 2008
di Vincenzo Santoro
domenica 24 agosto 2008

L’edizione 2008 del concertone della Notte della Taranta ha confermato tutta la grande forza di una manifestazione che negli anni è riuscita a conquistarsi un posto di rilievo fra gli eventi spettacolari di proiezione nazionale e internazionale. La kermesse melpignanese, con la sua grande capacità di proiezione mediatica, è sempre di più un potente strumento di promozione del Salento e della Puglia, punta di diamante e allo stesso tempo veicolo di un’immagine fortemente innovativa del nostro territorio, che si sta dimostrando – pur nelle difficoltà della crisi economica in atto - finalmente attrattiva in termini turistici. Agli organizzatori va riconosciuto il merito di aver saputo far crescere la loro “creatura” fino ai clamorosi risultati degli ultimi anni, apportando le dovute correzioni in corso d’opera, ed adattando progressivamente anche il progetto musicale alla natura sempre più di massa dell’evento. Infatti, a partire dalla direzione di Ambrogio Sparagna è stata abbandonata la retorica dell’innovazione e della contaminazione radicale che aveva caratterizzate le prime edizioni, ed è prevalsa, per quanto possibile, una sorta di vocazione “ecumenica” (ce n’è per tutti i gusti: gli “anziani cantori”, i più affermati gruppi di riproposta, la contaminazione, le star locali, nazionali e internazionali...) e ci si è posizionati su un suono “mediano”, che non si distacca mai troppo dal materiale tradizionale, anche se utilizza una grammatica propria di musiche più adatte a eventi di grandi dimensioni. Possiamo dire che ci troviamo di fronte ad una sapiente via di mezzo fra il grande concerto rock, un festival di Sanremo più raffinato e musicalmente colto e il mega-raduno giovanile, tipo il concerto del primo maggio a Roma. Con una peculiarità determinante e in qualche modo unica (almeno nel panorama nazionale): al centro di tutto c'è una musica "di tradizione" fortemente radicata in un territorio.
Questa impostazione è emersa in grande evidenza nel concertone del 23 agosto scorso, a partire dalla scaletta, appunto molto ecumenica: all’inizio gli interventi di alcuni anziani riconosciuti esponenti della tradizione, poi le “riscritture” ideate da Mauro Pagani, ed eseguite dall’Orchesta, e infine gli interventi degli ospiti. Anche il lavoro del prestigioso “maestro concertatore”, dal punto di vista musicale, mi è parso muoversi in questa direzione, attento a confezionare un prodotto adatto alla natura dell’evento, raffinato il giusto, mai troppo innovativo (anzi…), e soprattutto in grado di rispondere alle aspettative di una piazza decisamente “festaiola”. Dei brani della tradizione, Pagani ha quasi sempre conservato le melodie e le impostazioni vocali “originali” (muovendosi in questo in perfetta continuità con il precedente lavoro di Ambrogio Sparagna), favorendone così la riconoscibilità e l’“orecchiabilità”. Attorno a questa struttura invariata il maestro concertatore ha lavorato di arrangiamenti, inserti e code strumentali, usando una chiave “etno-world” molto raffinata ed elegante, ricca peraltro di citazioni e di rimandi alle sue esperienze precedenti (dal lavoro con De Andrè fino al progressive-rock italiano degli anni ’70). Come in quasi tutte le ultime edizioni, la necessità di “tenere” la piazza ha portato a spingere molto i brani sul piano ritmico e all’adozione di una impostazione molto “rock”, con una batteria debordante e invasiva, cosa che ha avuto come conseguenza la scomparsa di diversi strumenti, a partire dai tamburelli (gran paradosso questo in un evento dedicato ad una musica in cui i tamburelli sono tutto, non c’è che dire).
Il risultato è stato decisamente gradevole, e soprattutto di grande impatto spettacolare, anche se alla lunga forse un po’ ripetitivo (ma il concertone deve durare per forza 7 ore? 5 non bastano?). L’orchestra è parsa all’altezza della situazione nella componente strumentale, ma al solito insufficiente negli interventi vocali, apparsi in troppe occasioni deboli e fuori luogo (con qualche strafalcione e stonatura veramente imbarazzanti).
Una piccola occasione mancata è stata l’esecuzione di “Sidun”, toccante brano scritto originariamente in dialetto genovese da Pagani con Fabrizio De Andrè per il mitico album “Creuza de mä” (che parla del dolore di un padre libanese per la perdita del figlio ucciso da un carro armato del generale Sharon), e presentato in una traduzione in dialetto salentino. Poteva essere un momento topico del concertone, ma l’esecuzione è apparsa troppo delicata e rarefatta (e anche per la verità un po’ incerta) per incontrare il consenso di un pubblico a quel punto in cerca di emozioni sonore ben più forti. È stato comunque un bellissimo gesto da parte di Pagani.
Alla riuscita dell’evento hanno certamente contribuito gli ospiti: Rokià Traorè e Richard Galliano con degli interventi di gran classe, in cui hanno mescolato alcune loro composizioni con le sonorità salentine; gli Apres La Classe e i Sud Sound System con i loro set infuocati, che hanno fatto letteralmente impazzire il pubblico; e infine Caparezza con “Vieni a ballare in Puglia”, vera canzone-manifesto di questa terra, delle sue ricchezze e delle sue contraddizioni. Ma a mio parere la serata ha toccato il suo culmine con l’incredibile esibizione di Vinicio Capossela, che, cappello da "uomo della medicina" in testa, vestito di pelli di capra e con un campanaccio al piede, si è prodotto in una cupa e luciferina versione de “Il ballo di San Vito”, che ha incendiato la piazza dei centomila “vecchi e giovani pizzicati dalla Taranta”, ma ha certamente provocato qualche brivido alla sequela di santi della facciata della chiesa del convento degli Agostiniani.
Un ultimo plauso all’impeccabile organizzazione, capace di gestire un mega-evento del genere senza apparenti problemi e consentendo l’accesso all’area in tempi ragionevoli anche nei momenti di maggiore affluenza: un piccolo miracolo del Sud.
Su www.salentoweb.tv una ampia selezione di articoli e video sulla Notte della Taranta 2008.
venerdì, 22 agosto 2008

Trulli Italian Cones

Ecco un'interessante video (per chi mastica un po' di inglese) pescato in rete e relativo al fenomeno "immobiliare" dei Trulli. "Trulli Italian Cones" è un contributo di 20minuti che descrive abbastanza bene come molti britannici (e non solo) si avvicinino all'acquisto di quest'altissima espressione di architettura rurale tutta nostrana, di Ceglie Messapica e della Valle d'Itria nel suo insieme.



postato da andreafe alle ore agosto 22, 2008 13:05 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: italia, storia, terra, puglia, radici, salento, attualità, brindisi, tradizione, sud , architettura rurale, ceglie messapica, trullo, messapia, pugliesità

lunedì, 18 agosto 2008

Salento Finibus Terrae

"I riverberi, i luccichii, i soffi dei due mari sembrano quasi incontrarsi a mezz'aria. Così tutto si presenta lucido, come se fosse avvicinato da un effetto ottico, ed insieme ingannevole... Il Salento è una terra di miraggi, ventosa; è fantastico, è pieno di dolcezza; resta nel mio ricordo più come un viaggio immaginario che come un viaggio vero."
Guido Piovene - Viaggio in Italia






"Terra tra i due mari Adriatico e Ionio partendo da una linea condotta dal punto più interno del golfo di Taranto fino alla contrada del Pilone a nord di Ostuni"
Cosimo De Giorgi, Cenni di geografia fisica della provincia di Lecce, Lecce, 1889






"E qui ne' Salentini / i suoi Cretesi Idomeneo condusse."
Virgilio - Eneide, III. Traduzione di Annibal Caro






"I Greci chiamarono la Calabria Messapia dal nome del loro comandante, e prima ancora Peucezia, da Peucezio, fratello di Enotro, che risiedeva nel territorio del Salento."
Plinio il Vecchio - Storia naturale, III, 99. Traduzione di Giuliano Ranucci





DON PIZZICA (Officina Zoè)

Benvenuta bella signora
l'occhi toi su stelle lucenti
li mani toi su chine de grazie grandi
vannu donandu cose d'amore

N'tra stu munnu tristu e spasulatu
nc'é quarche cosa ca inchie lu core
li verdi prati, lu cielu pintu, lu mare
é quistu ca me face nnamurare.

Ma ci dicimu sempre le stesse cose
'ntra centumila modi le cantamu
ma poi ne sciamu ccasa e sotu sotu
'ntra nu solu mumentu ne scurdamu


TRADUZIONE

Benvenuta bella signora
i tuoi occhi sono stelle lucenti
le tue mani sono piene di grazie grandi
vanno donando cose d’amore

In questo mondo triste e smarrito
c’é qualcosa che riempie il cuore
i verdi prati, il cielo dipinto, il mare
è questo che mi fà innamorare

Ma che diciamo sempre le stesse cose
in centomila modi le cantiamo
ma poi torniamo a casa e senza accogerci
in un solo momento dimentichiamo tutto





lunedì, 18 agosto 2008

Ceglie Rurale

Persomi nelle vacanze ferragostane in Terra d'Otranto ritrovo, al lieto ritorno nel mio buen retiro cegliese, una gradita, anzi graditissima sorpresa. Non so se la blogosfera ne ha già dato annuncio, ma ritengo opportuno e meritorio segnalare con un post la pubblicazione di un ottimo prodotto cartografico che ci riguarda molto da vicino. Si chiama "Ceglie Messapica Rurale - Percorsi", iniziativa di Progetti per comunicare e Passoditerra con lo scopo dichiarato di "orientarsi tra contrade, strade bianche e viabilità secondaria, un invito ad attraversarle lentamente".



Sei percorsi alla scoperta della campagna attorno all’antica città di Ceglie Messapica (Br)... Lungo gli itinerari, da fare a piedi o in bicicletta, sono segnalate le masserie storiche, gli alberi secolari, specchie, fogge, chiese rurali, i “paretoni”, ma anche le colture tradizionali come oliveti, frutteti e vigneti. Incontreremo beni naturali e storici, ancora non tutelati, spesso in degrado, ma l’obiettivo è quello di portare l’attenzione su quanto di questo patrimonio “resiste”.
Faccio i miei personali complimenti ai curatori di quest'iniziativa, che trovo finalmente esaustiva ed onnicomprensiva di quelle emergenze storico-paesaggistiche fino ad oggi nascoste nei racconti dei nostri nonni e nelle indicazioni approssimative e talora inesistenti di una segnaletica turistica deficitaria ed insufficiente.
postato da andreafe alle ore agosto 18, 2008 14:42 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: italia, archeologia, blog, puglia, passato, viaggi e miraggi, radici, bellezza, brindisi, tradizione, sud , ceglie messapica, specchie, messapia, pugliesità

martedì, 22 luglio 2008

Come l'Araba Fenice...

Lo scorso anno, più o meno di questi tempi, fu vittima di un incendio (doloso?) che compromise parte significativa del suo patrimonio ambientale, di inestimabile valore ecologico in una zona ormai irrimediabilmente deturpata dall'aggressione antropica. La riserva di Torre Guaceto, sul litorale brindisino, continua a stupire. Pubblico volentieri dall'edizione barese di Repubblica questo interessantissimo articolo.

Capanne preistoriche a Torre Guaceto

Scoperto un villaggio dell´età del Bronzo poi distrutto da un incendio
di Titti Tummino



Abitavano sull´estremità del promontorio di Torre Guaceto, prima che il lembo di terra si staccasse dalla costa per diventare gli odierni Scogli di Apani; vivevano in un villaggio organizzato, costituito da capanne, protetto da una struttura muraria e dotato di una rudimentale viabilità; si dedicavano alla caccia e alla pesca, ma realizzavano anche manufatti in argilla, osso, selce e pietra. Una realtà risalente a due millenni prima di Cristo che oggi sta clamorosamente venendo alla luce, grazie alla campagna di scavi avviata dall´Università del Salento.
Torre Guaceto non finisce di sorprendere. Non solo oasi fra terra e mare, paradiso e rifugio sicuro per tartarughe caretta caretta, folaghe, germani reali e aironi, che dal mare blu-turchese scivola oltre le dune, attraverso la macchia mediterranea e le paludi, fino ad un uliveto secolare. La riserva naturale statale nel territorio di Carovigno è anche uno scrigno di tesori che racconta le dinamiche di popolamento lungo la fascia costiera adriatica della Puglia centro-meridionale già nella Preistoria.
È partita il 30 giugno la prima campagna di indagini archeologiche agli Scogli di Apani nel territorio dell´oasi, affidata al Dipartimento di beni culturali dell´ateneo salentino in collaborazione con il Consorzio di gestione della riserva, naturalmente con il via libera del ministero per i Beni culturali e della Soprintendenza archeologica della Puglia. Le ricerche, che si concluderanno il 2 agosto, sono dirette da Riccardo Guglielmino, docente di Archeologia e antichità egee, e coordinate da Teodoro Scarano della Scuola superiore Isufi. A metà dell´indagine, gli Scogli di Apani, estesi per complessivi due ettari e posti a 400 metri dalla costa della riserva, stanno svelando segreti custoditi sin dalla notte dei tempi.
«Le prospezioni condotte sugli isolotti - spiega il professor Guglielmino - hanno confermato le segnalazioni relative alla presenza di depositi antropici di epoca protostorica e quindi suggerito la necessità di avviare indagini archeologiche, utili alla valutazione della consistenza e della qualità degli stessi depositi, specie nelle aree sottoposte all´azione erosiva degli agenti meteo-marini». Gli studi di carattere paleoambientale appena intrapresi indicano un livello del mare 3-4 metri inferiore rispetto a quello attuale, una particolarità che porta gli studiosi a ritenere che gli Scogli di Apani siano stati nel lontano passato l´estremità di un promontorio. «Lo scavo in corso sul maggiore degli Scogli - racconta l´archeologo - riguarda due differenti aree per un´estensione complessiva di circa 60 metri quadri. Finora abbiamo potuto accertare, al di sotto di esigui livelli di frequentazione tardo-imperiale romana, la presenza di strutture e materiali riferibili ad un villaggio databile ad una fase avanzata del Bronzo Medio, in pratica intorno alla metà del II millennio a.C.».
Le tracce del villaggio di capanne sono evidenziate dal ritrovamento di abbondanti resti di intonaco delle pareti e da numerosi contenitori ceramici a impasto frammentati sui piani pavimentali. Intorno al villaggio, gli indizi di un´organizzazione complessa, con percorsi ad acciottolato ancora da indagare e i resti di una struttura muraria in pietrame a secco, costruita dal lato terra, presumibilmente a difesa dell´abitato. Un insediamento abitativo organizzato e attrezzato, che un furioso incendio cancellò dal giorno alla notte. «Le capanne - spiega ancora il professor Gugliemino - al cui interno abbiamo rinvenuto manufatti in argilla, osso, selce e pietre dure, locali e non, sono state distrutte dalle fiamme. Gli effetti del rogo sono evidenti: la cottura dell´intonaco delle pareti, all´origine di argilla cruda, la presenza di elementi vegetali carbonizzati e la ricottura e deformazione di alcuni contenitori ceramici».
La campagna di scavi in corso, supportata dall´assessorato comunale alla Cultura di Carovigno, rientra nel programma di ricerche archeologiche terrestri e subacquee che il Dipartimento di beni culturali dell´Università del Salento ha avviato da due anni nella riserva di Torre Guaceto, nell´ambito di un più ampio progetto di archeologia del paesaggio costiero diretto da Cosimo Pagliara, docente di Antichità greche: quali altri misteri svelerà la riserva?
 
(19 luglio 2008)

Ecco, in un'immagine della rete, lo Scoglio Grande di Apani (un click per sapere dove si trova...)
postato da andreafe alle ore luglio 22, 2008 10:23 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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martedì, 01 luglio 2008

I luoghi del cuore

Segnalo questa interessante iniziativa del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano):

"E' partito lo scorso 5 giugno il nuovo censimento nazionale del FAI “I Luoghi del Cuore.
Come sempre il censimento, che quest’anno giunge alla quarta edizione, intende sensibilizzare cittadini e istituzioni e dare voce alle segnalazioni di ognuno di noi.
Il tema di quest’anno, però, è assolutamente nuovo: il FAI e Intesa Sanpaolo invitano ad aprire gli occhi su ciò che fa male al cuore e chiedono dunque a tutti di non restare indifferenti di fronte alle brutture piccole e grandi che macchiano la nostra bella Italia e di segnalare ciò che rovina e deturpa i luoghi più amati.
Guardatevi intorno per individuare ciò che offende i vostri occhi e il vostro cuore e votate fino al 30 ottobre sul nostro sito, nei Beni e presso le Delegazioni FAI, in tutte le filiali di Intesa Sanpaolo e di tutte le banche del Gruppo. Si potrà votare inoltre nei punti vendita la Feltrinelli e RicordiMediaStores e tramite MSN.it all’indirizzo http://iluoghidelcuore.it.msn.com.
Vi invitiamo a navigare il sito, guardare gli esempi, leggere il regolamento, mandarci le vostre foto, e, se siete insegnanti, a entrare nella sezione dedicata alle scuole, per adottare una segnalazione con le vostre classi.
Contiamo sulla vostra partecipazione, che in questi anni è sempre stata consistente e incoraggiante, e sulla vostra sensibilità nel diffondere l’iniziativa a favore della difesa del patrimonio artistico, monumentale e naturalistico dell’Italia."


In quanto parte del blogring cegliese, invito, concittadini e non, a segnalare la non edificante vicenda di Madonna della Grotta (linkata anche nel banner della colonnina a destra). Per ulteriori info rimando al blog dei Cegliesi nel mondo.

postato da andreafe alle ore luglio 01, 2008 11:40 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: cultura, italia, blog, religione, storia, terra, puglia, passato, radici, tradizione, sud , barbari, fai , malcostume, i luoghi del cuore, ceglie messapica, madonna della grotta, messapia

venerdì, 02 maggio 2008

Venite a ballare in Puglia?



Maggio 2008 in uno dei paesi più ricchi del mondo.... Ecco i numeri della tragedia. Sono da brivido. Li mette a disposizione l'Inail: dal primo gennaio ci sono stati 301 incidenti mortali e 270 mila infortuni (gli ultimi quattro ieri all'Ilva di Taranto). Solo in aprile sono morti 69 lavoratori e altri 57 mila si sono infortunati. Un record negativo di circa 3-4 morti al giorno che mette l'Italia all'ultimo posto in Europa....
Che c'entra il ballare in Puglia e Caparezza? Qualcosa c'entra... Leggete ed ascoltate il testo di una canzone del suo ultimo album (Le dimensioni del mio caos)... Come si chiama? "Vieni a ballare in Puglia", of course...



postato da andreafe alle ore maggio 02, 2008 13:20 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: italia, politica, giustizia, terra, satira, puglia, viaggi e miraggi, radici, caparezza, attualità, potere, tradizione, governo, sud , primo maggio, sicurezza sul lavoro

mercoledì, 23 aprile 2008

Eclissi e Blog su Brundisium.net


"Queste ECLISSI devono avere qualcosa di magico e di fatato. Ogni volta che rileggo questo mio scritto, mi commuovo fino alle lacrime. Mi sdoppio dall'autore e mi ritrovo nei vari protagonisti della storia. Non vi so dire se c'entra la taranta o se sono le erbe di San Giovanni. Di certo so che il tecnico grafico e tutti i responsabili della tipografia dove ho stampato il libro vogliono visitare i luoghi del libro, a Ceglie, e mi assillano per programmare una gita nella nostra città.
Pietro"
Così Pietro Palmisano ha presentato il suo lavoro. Ho letto ECLISSI e la sua ampia introduzione il cui incipit mi vede immeritato protagonista insieme agli altri amici, di generazione, della blogosfera cegliese. Sono orgoglioso, non lo nascondo, di essere stato considerato, unitamente ad altri stuzzicatore di curiosità e molla d'energia.
E' con piacere che vedo venire alla luce frutti come questo che potrebbero essere considerati effetto collaterale della blogosfera cegliese.
Ho letto il libro con curiosità ed emozione cegliese condividendo con l’autore quel senso di estraniamento che mi ha preso a volte percorrendo le strade di Ceglie nei miei ritorni brevi nella terra natia: Anche io, trovandomi a passare per quelle strade, come fossi un forestiero, mi sono sentito costretto a guardare come accade quando incontri una bellissima persona. Tu rimani fisso e perso in quello sguardo e non sai, anzi ti chiedi se non sei importuno.
Nella Ceglie Messapica del 1963 Pietro, giovane frequentatore dell'archivio della chiesa matrice, s'imbatte fortuitamente nella misteriosa scomparsa dei corpi di due giovani della cripta sottostante la cattedrale. Appena giù, Rocco mi guidò attraverso una porta nel locale posto sotto l'altare maggiore.
Una volta illuminato per bene, il locale si rivelò la copia perfetta del soprastante presbiterio, con abside ed il coro dietro l'altare maggiore.
Sulle pareti di nuda pietra mi pare di ricordare dodici nicchie entro cui, in piedi e con le mani conserte sul petto, erano i corpi mummificati di dodici canonici con saio e cappuccio. Un tredicesimo corpo sembrava seduto e con il tronco superiore appoggiato sull'altare centrale del locale…
Rocco indica a Pietro due casse simili alle altre nelle quali, al posto dei resti mortali dei defunti, si trovano pietre e pezzi di legno; Pietro scoprirà che le spoglie scomparse appartengono a due giovani innamorati vissuti nel XVII secolo, Nureddin Giamal detto Damiano e la bella Sara. Molto prima che il Sommo Giudice si disponesse a giudicare dal Suo Trono, per un miserabile incidente, s’erano scoperte le tombe, portando alla luce le testimonianze di un terribile crimine le cui vittime erano state sottratte, per cautela, anche alla storia oltre che alla suprema empietà degli uomini. Inizia, da quel fortuito ritrovamento, un ampio suggestivo avvicendarsi di flashback che ci riporterà nella Ceglie del Seicento con le sue tradizioni, il suo popolo e le sue antiche strade.
Questo viaggio nel passato condurrà, infatti, il lettore attraverso case e strade di tutti i giorni con vicoli, vicoletti, ... piazze e relativi palazzi nobiliari, tra segreti nascosti sotto centinaia e centinaia di sottili veli di calce, ricompensandolo della sua partecipazione alle sofferenze dei personaggi senza mancare, alla fine, di far affiorare sulle labbra un sorriso di speranza. Sarà Jacopo Moro o Jacobus Niger che dir si voglia che, avendola imparata dal padre Tommaso, tramanderà l’arte dello speziale; conoscitore di tutte le erbe e gli aromi della terra rossa che, cercando e trovando riparo in Calabria, denuncerà i danni arrecati a Sara e Damiano dagli accoliti succubi del bieco castellano che incapace d’amore ha piegato i sentimenti alle logiche dinastiche e feudali.

Buona lettura!
Giacomo NIgro - Lo Smemorato
Dal blog cegliemessapica.splinder.com


ALTRI COMMENTI DAL BLOG
Sono rimasto affascinato dalla lettura di Eclissi che mi ha accompagnato nei vicoli e nelle contrade di Ceglie, compreso la Cripta San Michele e la mia Guarino con la Carcara che ha dato l'incipit, dopo l'incidente con la lambretta, a quest'opera di Pietro Santo. Un libro che possiede la magia di far vedere, con occhi diversi ed interessati, strade e luoghi che vediamo ormai distrattamente tutti i giorni.
Gisan51

Io pure mi unisco a smemorato a reiterare la sua preghiera: se trovate il tempo per un post, mi fareste una grande cortesia dicendo cosa ne pensate. Tutto quello che pensate, non di me, ma di questo libro, di bene e di meno bene. Se avete rivisto luoghi o persone così come le conoscete o diversamente. Se la città delle Eclissi è la stessa che voi ricordate e se io ne ho deturpato o addolcito il ricordo. Se nella vostra vita a Ceglie avete mai incontrato qualcuno dei personaggi o dei luoghi descritti nel libro.
O altre osservazioni che vi piaccia comunicare.
Grazie e grazie
pietro palmisano

Ho terminato, da poco, la lettura del libro. Difficile esprimere un giudizio diverso dalla positività più compiuta. L'ho ribadito in altri post e qui lo faccio ancora, la storia narrata ha l'impianto perfetto per una trasposizione cinematografica. E' una vicenda che si svolge su più piani narrativi, intrecciando i fili del racconto in maniera sapiente e suggestiva. E poi c'è lo sfondo storico e scenografico che a noi cegliesi dovrebbe dire qualcosa. I luoghi, le persone ed i loro nomi raccontano molto della nostra Storia (quella con la S maiuscola). C'è poi tutto il degrado di un feudo secentesco che non si discosta molto (se non per forme e modalità, oltre che, è naturale, personaggi) da quello odierno.
Un'eclissi morale che Ceglie, evidentemente, vive e rivive ciclicamente e che l'autore ha sapientemente ricostruito (forse traendo molto spunto dal reale...). Ho apprezzato molto le incursioni nelle nostre tradizioni autoctone e folkloriche (la "carcara", la "trenula", ecc.), oltre che la ricostruzione di molti toponimi della nostra terra (Donna Lucrezia, su tutti). Mi ha affascinato la vicenda di Isabella di Noirot, duchessa di Gand, di cui ricordo aver visto sin da bambino la lapide nella sagrestia della chiesa di San Domenico. A tal proposito ho scoperto che Pasquale Elia nel suo "CEGLIE MESSAPICA - (I Personaggi che hanno fatto la storia della città)" dichiara: " Personalmente sono sempre più convinto che la duchessina fu tumulata proprio nella Chiesa principale di Ceglie, ossia la Chiesa Madre, sotto l’Altare fatto costruire alcuni anni prima dal marito. La lapide collocata nella odierna sagrestia della Chiesa di San Domenico fu posta a ricordo di quel triste evento e riporta: “……….in memoria dell’ottima consorte pose”. E perché non qui giace, qui riposa, come normalmente si usava e si usa ancora ai nostri giorni?...."
Un bel giallo storico, non trovate?
andreafe

Si, Andrea. Personalmente ho trovato molto interessante anche l'impianto tecnico della narrazione in cui, l'ampia introduzione a presentazione dell'autore e dei luoghi, corre parallela al racconto (romanzo) vero e proprio.
Un lavoro complesso ed apprezzabile anche l'inserimento del racconto nel periodo storico reale rappresentato per brevi ma significativi accenni.
smemorato

Post e commenti pubblicati su Brundisium.net

postato da andreafe alle ore aprile 23, 2008 11:26 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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Chi è il viandante senza meta

Utente: andreafe
Nome: Viandante SenzaMeta
In perenne ricerca del nuovo, del diverso, il viandante senza meta scopre solo dopo lungo peregrinare la sua reale destinazione...Si rende conto che dell'albero della vita ha sempre guardato il tronco e la chioma, dimenticandone la parte vitale: le Radici....


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