Memorie di viandanti senza meta

Appunti di viaggi più o meno reali nella tragica comicità della vita quotidiana. L'unico obiettivo è ricercare sé stessi scoprendo le proprie radici. Benvenuti viaggiatori d'ogni dove!
sabato, 17 gennaio 2009

Non è sufficiente godere della bellezza di un giardino? Che bisogno c'è di credere che nasconda delle fate?




La nebbia padana è molto bassa, inumidisce gli animi, offusca i pensieri e, alle volte, rallenta i ragionamenti. E' così che nel giro di un paio di giorni mi sono perso una cattiva, cattivissima notizia: "Dio non esiste", riassumendola in tre magnifiche parole. in realtà già da un po' di tempo ne ero convinto e, bonariamente, cercavo di convincere anche le persone a me più vicine. Qualche giorno fa scopro che l'UAAR (Unione degli Atei ed Agnostici Razionalisti) si è autotassato per poter acquistare uno spazio pubblicitario sugli autobus urbani di Genova (così come è stato già fatto a Barcellona e Washington e come si farà a breve a Saragozza, Bilbao, Siviglia, Madrid e Valencia). Mi è tornato il sorriso, ho pensato tra me e me che, forse, un briciolo di laicità in questo pseudo-stato ecclesiale ancora esiste e persiste. Poi, per incanto, qualche passaggio sui telegiornali, qualche immagine ed articoletto su internet e, sorpresa, 'Dio non esiste', rifiutata la pubblicità. Niente slogan ateo sugli autobus', apprendo dai giornali di ieri... Che delusione, che grossa grossissima delusione. Ancor più grossa una volta letta la motivazione del rifiuto: "Il messaggio della campagna dell'Unione atei, razionalisti ed agnostici (Uaar) "La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno", non rispetterebbe il Codice di autodisciplina pubblicitaria perchè "lesivo delle convinzioni religiose delle persone" e per questo non sono stati concessi gli spazi sugli autobus dell'Amt di Genova." E ancora: "Il messaggio è stato considerato lesivo del combinato di due punti, gli articoli 10 e 46 del Codice. Il primo riguarda le "Convinzioni morali, civili e religiose e la dignità delle persone" che non devono essere offese ed il secondo porta il titolo di "Appelli al pubblico", rafforzando il precedente. "Abbiamo usato la procedura che seguiamo di solito per casi di questo genere. Il messaggio era troppo forte e non ce la siamo sentita. Dobbiamo avere la massima attenzione, visto poi che gestiamo spazi altrui", ha concluso Arlati. Ancora una volta perdiamo una grossa occasione. Ancora una volta dimostriamo come "in Italia si può liberamente ragionare su ogni credo religioso ma non sull’ateismo, considerato alla stregua, se non peggio, della pornografia, mentre i credenti vengono considerati come bambini incapaci di accostarsi liberamente e convintamente alla loro fede, qualunque essa sia” (come ben dice Pia Locatelli, capodelegazione del Ps a Strasburgo e presidente dell’Internazionale socialista delle donne).


Di recente ho letto un libro bellissimo, meravigliosamente scritto da Richard Dawkins, straordinario etologo, biologo e divulgatore scientifico britannico. Il titolo? L'illusione di Dio (The God Delusion, 2006), dal quale cito: Senza la religione staremmo tutti meglio. Saremmo liberi di esultare per il privilegio che abbiamo di essere nati, grati di vivere una vita, questa, terrena, abbandonando il presuntuoso desiderio di averne una seconda, eterna, nell'aldilà. Io mi ci ritrovo in pieno, e voi?

P.S.
Il titolo del blog è tratto dalla
La guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams.


postato da andreafe alle ore gennaio 17, 2009 12:14 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: cultura, trash, divagazioni, religione, giustizia, scienza, spagna, satira, viaggi e miraggi, news dal mondo, censura, attualità, ateismo, laicità, comicità

domenica, 04 gennaio 2009

Terra di Brindisi

I Paesaggi, l'arte, la cultura, la storia, la buona tavola... Per chi vorrebbe l'estate tutto l'anno e, soprattutto, per chi è lontano dalla terra d'origine...

 

martedì, 28 ottobre 2008

La Gelmini sa fare i... le riforme...???

Di questi tempi è meglio farsi due risate...
postato da andreafe alle ore ottobre 28, 2008 12:14 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
categoria: trash, divagazioni, satira, salento, attualità, comicità, musica popolare, malcostume, taranta pizzica

giovedì, 25 settembre 2008

Spanish caravan take me away...

Provincia di Cadice, alle porte dello stretto di Gibilterra. Di là l'Africa, di qua la vecchia Europa. Nel mezzo la Frontera, terra della mitica Reconquista, dell'inizio della fine della pacifica convivenza tra Islam e Cristianità. Il vento di levante che sferza le cime delle sierras dell'interno e smuove le sabbie dei litorali atlantici e mediterranei. Vecchie mulattiere segnate dai passi dei bandoleros (briganti), romanticamente sognati dalle frotte di inglesi ancora alla ricerca del grand tour andaluso. E poi la magica Ronda, la vertiginosa Arcos, Jerez ed il suo sherry e le bodegas, i "pueblos blancos" fatti di candide casette tutte uguali, a raggiera su di un colle che svetta nella Frontera e dominati dai vecchi minareti arabi (quando questa era la terra di al - Andalus) trasformati dal furore di Carlo V in campanili cristiani. C'è molto da vedere a queste latitudini, molto ancora da scoprire. Come tutte le terre di frontiera, estreme, queste lande hanno visto alternarsi popoli molto diversi tra loro, eppure, per lungo tempo, pacificamente conviventi. Fate un giro nelle ben più note Granada, Sevilla e Cordoba. L'urbanistica riflette questa commistione, autentico melting pot d'antesignana espressione. I volti dei gitanos sono l'espressione di un meticciato misterioso quanto antico. Spanish caravan take me away...








rwrw




postato da andreafe alle ore settembre 25, 2008 11:08 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: natura, divagazioni, spagna, terra, passato, cartoline, viaggi e miraggi, bellezza, tradizione, sud , andalusia, cadice, andalucia, cadiz

lunedì, 25 agosto 2008

Notte della Taranta 2008

Riflessioni sulla Notte della Taranta 2008
di Vincenzo Santoro
domenica 24 agosto 2008

L’edizione 2008 del concertone della Notte della Taranta ha confermato tutta la grande forza di una manifestazione che negli anni è riuscita a conquistarsi un posto di rilievo fra gli eventi spettacolari di proiezione nazionale e internazionale. La kermesse melpignanese, con la sua grande capacità di proiezione mediatica, è sempre di più un potente strumento di promozione del Salento e della Puglia, punta di diamante e allo stesso tempo veicolo di un’immagine fortemente innovativa del nostro territorio, che si sta dimostrando – pur nelle difficoltà della crisi economica in atto - finalmente attrattiva in termini turistici. Agli organizzatori va riconosciuto il merito di aver saputo far crescere la loro “creatura” fino ai clamorosi risultati degli ultimi anni, apportando le dovute correzioni in corso d’opera, ed adattando progressivamente anche il progetto musicale alla natura sempre più di massa dell’evento. Infatti, a partire dalla direzione di Ambrogio Sparagna è stata abbandonata la retorica dell’innovazione e della contaminazione radicale che aveva caratterizzate le prime edizioni, ed è prevalsa, per quanto possibile, una sorta di vocazione “ecumenica” (ce n’è per tutti i gusti: gli “anziani cantori”, i più affermati gruppi di riproposta, la contaminazione, le star locali, nazionali e internazionali...) e ci si è posizionati su un suono “mediano”, che non si distacca mai troppo dal materiale tradizionale, anche se utilizza una grammatica propria di musiche più adatte a eventi di grandi dimensioni. Possiamo dire che ci troviamo di fronte ad una sapiente via di mezzo fra il grande concerto rock, un festival di Sanremo più raffinato e musicalmente colto e il mega-raduno giovanile, tipo il concerto del primo maggio a Roma. Con una peculiarità determinante e in qualche modo unica (almeno nel panorama nazionale): al centro di tutto c'è una musica "di tradizione" fortemente radicata in un territorio.
Questa impostazione è emersa in grande evidenza nel concertone del 23 agosto scorso, a partire dalla scaletta, appunto molto ecumenica: all’inizio gli interventi di alcuni anziani riconosciuti esponenti della tradizione, poi le “riscritture” ideate da Mauro Pagani, ed eseguite dall’Orchesta, e infine gli interventi degli ospiti. Anche il lavoro del prestigioso “maestro concertatore”, dal punto di vista musicale, mi è parso muoversi in questa direzione, attento a confezionare un prodotto adatto alla natura dell’evento, raffinato il giusto, mai troppo innovativo (anzi…), e soprattutto in grado di rispondere alle aspettative di una piazza decisamente “festaiola”. Dei brani della tradizione, Pagani ha quasi sempre conservato le melodie e le impostazioni vocali “originali” (muovendosi in questo in perfetta continuità con il precedente lavoro di Ambrogio Sparagna), favorendone così la riconoscibilità e l’“orecchiabilità”. Attorno a questa struttura invariata il maestro concertatore ha lavorato di arrangiamenti, inserti e code strumentali, usando una chiave “etno-world” molto raffinata ed elegante, ricca peraltro di citazioni e di rimandi alle sue esperienze precedenti (dal lavoro con De Andrè fino al progressive-rock italiano degli anni ’70). Come in quasi tutte le ultime edizioni, la necessità di “tenere” la piazza ha portato a spingere molto i brani sul piano ritmico e all’adozione di una impostazione molto “rock”, con una batteria debordante e invasiva, cosa che ha avuto come conseguenza la scomparsa di diversi strumenti, a partire dai tamburelli (gran paradosso questo in un evento dedicato ad una musica in cui i tamburelli sono tutto, non c’è che dire).
Il risultato è stato decisamente gradevole, e soprattutto di grande impatto spettacolare, anche se alla lunga forse un po’ ripetitivo (ma il concertone deve durare per forza 7 ore? 5 non bastano?). L’orchestra è parsa all’altezza della situazione nella componente strumentale, ma al solito insufficiente negli interventi vocali, apparsi in troppe occasioni deboli e fuori luogo (con qualche strafalcione e stonatura veramente imbarazzanti).
Una piccola occasione mancata è stata l’esecuzione di “Sidun”, toccante brano scritto originariamente in dialetto genovese da Pagani con Fabrizio De Andrè per il mitico album “Creuza de mä” (che parla del dolore di un padre libanese per la perdita del figlio ucciso da un carro armato del generale Sharon), e presentato in una traduzione in dialetto salentino. Poteva essere un momento topico del concertone, ma l’esecuzione è apparsa troppo delicata e rarefatta (e anche per la verità un po’ incerta) per incontrare il consenso di un pubblico a quel punto in cerca di emozioni sonore ben più forti. È stato comunque un bellissimo gesto da parte di Pagani.
Alla riuscita dell’evento hanno certamente contribuito gli ospiti: Rokià Traorè e Richard Galliano con degli interventi di gran classe, in cui hanno mescolato alcune loro composizioni con le sonorità salentine; gli Apres La Classe e i Sud Sound System con i loro set infuocati, che hanno fatto letteralmente impazzire il pubblico; e infine Caparezza con “Vieni a ballare in Puglia”, vera canzone-manifesto di questa terra, delle sue ricchezze e delle sue contraddizioni. Ma a mio parere la serata ha toccato il suo culmine con l’incredibile esibizione di Vinicio Capossela, che, cappello da "uomo della medicina" in testa, vestito di pelli di capra e con un campanaccio al piede, si è prodotto in una cupa e luciferina versione de “Il ballo di San Vito”, che ha incendiato la piazza dei centomila “vecchi e giovani pizzicati dalla Taranta”, ma ha certamente provocato qualche brivido alla sequela di santi della facciata della chiesa del convento degli Agostiniani.
Un ultimo plauso all’impeccabile organizzazione, capace di gestire un mega-evento del genere senza apparenti problemi e consentendo l’accesso all’area in tempi ragionevoli anche nei momenti di maggiore affluenza: un piccolo miracolo del Sud.
Su www.salentoweb.tv una ampia selezione di articoli e video sulla Notte della Taranta 2008.
martedì, 17 giugno 2008

L'allergia per la profondità

Ci sono periodi di mutismo, altri di rassegnazione. Alienazione sarebbe forse il termine più opportuno. Rassegnati alla realtà. Una realtà forse un po' barbara. Di recente sono inciampato nell'ultimo saggio di Alessandro Baricco, "I Barbari - Saggio sulla mutazione". E' stupefacente quando altri scrivono quello che pensi. Si cade nel tranello di ritenersi accomunati da un sentire comune, una grande idea coltivata da molti ma espressa da pochi.
Il libricino è agevole, a tratti godibile ma, soprattutto, molto stimolante. Ne volete qualche accenno? Eccovi accontentati miei cari 25 lettori (i titoli li ho aggiunti io)... Fatemi sapere la vostra, se volete...



tema centrale
"Arrivano da tutte le parti, i barbari. E un po' questo ci confonde, perché non riusciamo a tenere in pugno l'unità della faccenda, un'immagine coerente dell'invasione nella sua globalità. Ci si mette a discutere delle grandi librerie, dei fast-food, dei reality show, della politica in televisione, dei ragazzini che non leggono, e di un sacco di cose del genere, ma quello che non riusciamo a fare è guardare dall'alto, e scorgere la figura che gli innumerevoli villaggi saccheggiati disegnano sulla superficie del mondo. Vediamo i saccheggi, ma non riusciamo a vedere l'invasione. E quindi a comprenderla."

regole auree del mondo contemporaneo
"Complice una precisa innovazione tecnologica, un gruppo umano sostanzialmente allineato al modello culturale imperiale, accede a un gesto che gli era precluso, lo riporta istintivamente a una spettacolarità più immediata e a un universo linguistico moderno, e ottiene così di dargli un successo commerciale stupefacente."

meccanismo del mondo
"E quel modo di cercare la verità delle cose nella rete che intrattengono in superficie con altre cose, non sembra un'infantile ma precisa strategia per evitare di affossarsi in una verità assoluta e fatalmente di parte? E la paura per la profondità non è forse, anche, un riflesso condizionato dell'animale che ha imparato a sospettare di ciò che ha radici troppo profonde, tanto profonde da avvicinarsi al pericoloso statuto del mito? E il continuo svilimento della riflessione, che va a cercarsi forme volgari o commistioni impensabili, non sembra figlia dell'istinto a portarsi dietro, sempre, un antidoto alle proprie idee, prima che sia troppo tardi?"
postato da andreafe alle ore giugno 17, 2008 01:03 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: cultura, libri, divagazioni, baricco, viaggi e miraggi, notturno, quote, barbari

mercoledì, 21 maggio 2008

Gomorra e le aiuole verdi...



In questi giorni di caos monnezzaro, di razzismo perbenista, di potenziali crisi diplomatiche con la Spagna, di ipocrisia portata sulla pubblica piazza napoletana trasformata in salotto buono e splendente (dimenticando che nelle viuzze laterali ci sono cumuli e cumuli di rifiuti), è in questi giorni che andrebbe visto "Gomorra", ultima fatica di Matteo Garrone (nonchè ispirato al ben più famoso romanzo del grande Roberto Saviano). Uso il condizionale perchè il nostro è un paese condizionato e condizionabile. In cui c'è chi preferisce turarsi il naso e guardare le verdi aiuole del proprio giardino, piuttosto che affrontare vis à vis le tante facce che il vecchio bel paese nasconde. Gomorra è proprio questo. Un pugno nello stomaco, una terribile scoperta, un non viaggio in un girone dantesco terribilmente reale da non poterlo classificare come semplice "mafia-movie". Non si tratta di un film sulla Camorra, nè di un semplice documentario. E' un non film, un'osservazione della  realtà con occhi diversi, cinque storie parallele e con un comune denominatore, minimo minimo: il far parte di un sistema ben oliato, funzionante e con un grande avvenire. Una macchina che mangia soldi e vite umane, incurante dello stato e del suo contorno civile. Sono uscito dalla sala del cinema senza proferire parola. Mi era sembrato di essere sceso da un treno dopo un lungo viaggio napoletano, ed essere tornato alla calma piatta di Ferrara, con le sue strade pulite, la gente silenziosa, l'ordine sovrano. Mi sentivo straniato, catapultato in un luogo finto. E mi interrogavo su che razza di paese è mai questo, e su come sia possibile ammettere con placidità l'esistenza di una realtà sociale così malata, incancrenita come quella campana (nella fattispecie, of course). Non riesco a tutt'oggi a darmene spiegazione. Ripenso alle immagini di Gomorra, al grande Servillo ed alla interpretazione surreale di attori dilettanti pescati qua e là nelle strade di Scampia. Il loro vociare forte, il sottofondo musicale (mai abusato) esclusivamente made in Naples, il culto dell'essere e dell'avere, piccoli boss di quartiere agghindati come star televisive, maniacalmente legati alla cura della propria persona, il calcio e le magliette del Napoli appese nel covo in cui si decide la vite e la morte altrui, feudatari d'altri tempi, le piccole vedette napoletane reclutate per annunciare l'arrivo delle volanti, gli scugnizzi alti non più di un metro pronti a guidare i camion nella discarica abusiva. Sono tante, forse troppe, le immagini che di questa pellicola ci restano. Speriamo che ottenga grande visibilità. In Italia, per la verità, se ne parla poco per il valore che realmente ha. La stampa estera gli ha dedicato invece ampio spazio. Come al solito sono gli altri che ci capiscono meglio... Del resto quest'italietta è sempre stata serva di dolore ostello...


postato da andreafe alle ore maggio 21, 2008 20:41 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: italia, politica, cinema, divagazioni, giustizia, terra, napoli, viaggi e miraggi, crisi, attualità, dante, potere, gomorra, governo, sud , saviano, malcostume

lunedì, 12 maggio 2008

Musical tips



Nell'estasi del primo ascolto consiglio ai miei 25 lettori manzoniani un paio di album usciti relativamente di recente. Il primo è di Devendra Banhart, "strampalato personaggio che sembra uscito da un film dei fratelli Coen, circondato da un alone leggendario a cominciare dal nome, con un passato da busker tra Texas e Venezuela, ... si fa conoscere come il guru della scena pre-war folk americana, per poi virare verso variopinte acidità hippie...". Parlo di Smokey Rolls Down Thunder Canyon da cui è tratta Seahorses, forse il pezzo migliore dell'album. Eccone il video....



Passiamo al secondo gruppo, MGMT. Il Video è Time to pretend, psichedelia pura....



Buon ascolto!!!



postato da andreafe alle ore maggio 12, 2008 13:01 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: musica, divagazioni, viaggi e miraggi, devendra banhart, mgmt

giovedì, 01 maggio 2008

primo_maggio




A tutti coloro che un lavoro non ce l'hanno,
a coloro che un lavoro lo sognano,
a quelli che un lavoro lo pagano al prezzo di sacrifici,
a coloro che per un lavoro emigrano,
a tutti quelli che per un lavoro muoiono,
Buon Primo Maggio!



inno del primo maggio

Vieni o Maggio t'aspettan le genti
ti salutano i liberi cuori
dolce Pasqua del lavoratori
vieni e splendi alla gloria del sol

Squilli un inno di alate speranze
al gran verde che il frutto matura
e la vasta ideal fioritura
In cui freme Il lucente avvenir

Disertate falangi dl schiavi
dai cantieri da l'arse officine
via dai campi su da le marine
tregua tregua all'eterno sudor

Innalziamo le mani incallite
e sian fascio dl forze fecondo
noi vogliamo redimere il mondo
dal tiranni de l'ozio e de l'or

giovinezza dolori ideali
primavere dal fascino arcano
verde maggio del genere umano
date al petti il coraggio e la fé

Date fiori ai ribelli caduti
collo squardo rivolto all'aurora
al gagliardo che lotta e lavora
al veggente poeta che muor

                                                                        Testo di Pietro Gori
postato da andreafe alle ore maggio 01, 2008 20:06 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: politica, eventi, divagazioni, lavoro, sinistra, viaggi e miraggi, attualità, berlusconi, primo maggio

mercoledì, 23 aprile 2008

Eclissi e Blog su Brundisium.net


"Queste ECLISSI devono avere qualcosa di magico e di fatato. Ogni volta che rileggo questo mio scritto, mi commuovo fino alle lacrime. Mi sdoppio dall'autore e mi ritrovo nei vari protagonisti della storia. Non vi so dire se c'entra la taranta o se sono le erbe di San Giovanni. Di certo so che il tecnico grafico e tutti i responsabili della tipografia dove ho stampato il libro vogliono visitare i luoghi del libro, a Ceglie, e mi assillano per programmare una gita nella nostra città.
Pietro"
Così Pietro Palmisano ha presentato il suo lavoro. Ho letto ECLISSI e la sua ampia introduzione il cui incipit mi vede immeritato protagonista insieme agli altri amici, di generazione, della blogosfera cegliese. Sono orgoglioso, non lo nascondo, di essere stato considerato, unitamente ad altri stuzzicatore di curiosità e molla d'energia.
E' con piacere che vedo venire alla luce frutti come questo che potrebbero essere considerati effetto collaterale della blogosfera cegliese.
Ho letto il libro con curiosità ed emozione cegliese condividendo con l’autore quel senso di estraniamento che mi ha preso a volte percorrendo le strade di Ceglie nei miei ritorni brevi nella terra natia: Anche io, trovandomi a passare per quelle strade, come fossi un forestiero, mi sono sentito costretto a guardare come accade quando incontri una bellissima persona. Tu rimani fisso e perso in quello sguardo e non sai, anzi ti chiedi se non sei importuno.
Nella Ceglie Messapica del 1963 Pietro, giovane frequentatore dell'archivio della chiesa matrice, s'imbatte fortuitamente nella misteriosa scomparsa dei corpi di due giovani della cripta sottostante la cattedrale. Appena giù, Rocco mi guidò attraverso una porta nel locale posto sotto l'altare maggiore.
Una volta illuminato per bene, il locale si rivelò la copia perfetta del soprastante presbiterio, con abside ed il coro dietro l'altare maggiore.
Sulle pareti di nuda pietra mi pare di ricordare dodici nicchie entro cui, in piedi e con le mani conserte sul petto, erano i corpi mummificati di dodici canonici con saio e cappuccio. Un tredicesimo corpo sembrava seduto e con il tronco superiore appoggiato sull'altare centrale del locale…
Rocco indica a Pietro due casse simili alle altre nelle quali, al posto dei resti mortali dei defunti, si trovano pietre e pezzi di legno; Pietro scoprirà che le spoglie scomparse appartengono a due giovani innamorati vissuti nel XVII secolo, Nureddin Giamal detto Damiano e la bella Sara. Molto prima che il Sommo Giudice si disponesse a giudicare dal Suo Trono, per un miserabile incidente, s’erano scoperte le tombe, portando alla luce le testimonianze di un terribile crimine le cui vittime erano state sottratte, per cautela, anche alla storia oltre che alla suprema empietà degli uomini. Inizia, da quel fortuito ritrovamento, un ampio suggestivo avvicendarsi di flashback che ci riporterà nella Ceglie del Seicento con le sue tradizioni, il suo popolo e le sue antiche strade.
Questo viaggio nel passato condurrà, infatti, il lettore attraverso case e strade di tutti i giorni con vicoli, vicoletti, ... piazze e relativi palazzi nobiliari, tra segreti nascosti sotto centinaia e centinaia di sottili veli di calce, ricompensandolo della sua partecipazione alle sofferenze dei personaggi senza mancare, alla fine, di far affiorare sulle labbra un sorriso di speranza. Sarà Jacopo Moro o Jacobus Niger che dir si voglia che, avendola imparata dal padre Tommaso, tramanderà l’arte dello speziale; conoscitore di tutte le erbe e gli aromi della terra rossa che, cercando e trovando riparo in Calabria, denuncerà i danni arrecati a Sara e Damiano dagli accoliti succubi del bieco castellano che incapace d’amore ha piegato i sentimenti alle logiche dinastiche e feudali.

Buona lettura!
Giacomo NIgro - Lo Smemorato
Dal blog cegliemessapica.splinder.com


ALTRI COMMENTI DAL BLOG
Sono rimasto affascinato dalla lettura di Eclissi che mi ha accompagnato nei vicoli e nelle contrade di Ceglie, compreso la Cripta San Michele e la mia Guarino con la Carcara che ha dato l'incipit, dopo l'incidente con la lambretta, a quest'opera di Pietro Santo. Un libro che possiede la magia di far vedere, con occhi diversi ed interessati, strade e luoghi che vediamo ormai distrattamente tutti i giorni.
Gisan51

Io pure mi unisco a smemorato a reiterare la sua preghiera: se trovate il tempo per un post, mi fareste una grande cortesia dicendo cosa ne pensate. Tutto quello che pensate, non di me, ma di questo libro, di bene e di meno bene. Se avete rivisto luoghi o persone così come le conoscete o diversamente. Se la città delle Eclissi è la stessa che voi ricordate e se io ne ho deturpato o addolcito il ricordo. Se nella vostra vita a Ceglie avete mai incontrato qualcuno dei personaggi o dei luoghi descritti nel libro.
O altre osservazioni che vi piaccia comunicare.
Grazie e grazie
pietro palmisano

Ho terminato, da poco, la lettura del libro. Difficile esprimere un giudizio diverso dalla positività più compiuta. L'ho ribadito in altri post e qui lo faccio ancora, la storia narrata ha l'impianto perfetto per una trasposizione cinematografica. E' una vicenda che si svolge su più piani narrativi, intrecciando i fili del racconto in maniera sapiente e suggestiva. E poi c'è lo sfondo storico e scenografico che a noi cegliesi dovrebbe dire qualcosa. I luoghi, le persone ed i loro nomi raccontano molto della nostra Storia (quella con la S maiuscola). C'è poi tutto il degrado di un feudo secentesco che non si discosta molto (se non per forme e modalità, oltre che, è naturale, personaggi) da quello odierno.
Un'eclissi morale che Ceglie, evidentemente, vive e rivive ciclicamente e che l'autore ha sapientemente ricostruito (forse traendo molto spunto dal reale...). Ho apprezzato molto le incursioni nelle nostre tradizioni autoctone e folkloriche (la "carcara", la "trenula", ecc.), oltre che la ricostruzione di molti toponimi della nostra terra (Donna Lucrezia, su tutti). Mi ha affascinato la vicenda di Isabella di Noirot, duchessa di Gand, di cui ricordo aver visto sin da bambino la lapide nella sagrestia della chiesa di San Domenico. A tal proposito ho scoperto che Pasquale Elia nel suo "CEGLIE MESSAPICA - (I Personaggi che hanno fatto la storia della città)" dichiara: " Personalmente sono sempre più convinto che la duchessina fu tumulata proprio nella Chiesa principale di Ceglie, ossia la Chiesa Madre, sotto l’Altare fatto costruire alcuni anni prima dal marito. La lapide collocata nella odierna sagrestia della Chiesa di San Domenico fu posta a ricordo di quel triste evento e riporta: “……….in memoria dell’ottima consorte pose”. E perché non qui giace, qui riposa, come normalmente si usava e si usa ancora ai nostri giorni?...."
Un bel giallo storico, non trovate?
andreafe

Si, Andrea. Personalmente ho trovato molto interessante anche l'impianto tecnico della narrazione in cui, l'ampia introduzione a presentazione dell'autore e dei luoghi, corre parallela al racconto (romanzo) vero e proprio.
Un lavoro complesso ed apprezzabile anche l'inserimento del racconto nel periodo storico reale rappresentato per brevi ma significativi accenni.
smemorato

Post e commenti pubblicati su Brundisium.net

postato da andreafe alle ore aprile 23, 2008 11:26 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: cultura, eventi, divagazioni, blog, storia, terra, puglia, passato, viaggi e miraggi, radici, tradizione, quote, sud , ceglie messapica, messapia

Chi è il viandante senza meta

Utente: andreafe
Nome: Viandante SenzaMeta
In perenne ricerca del nuovo, del diverso, il viandante senza meta scopre solo dopo lungo peregrinare la sua reale destinazione...Si rende conto che dell'albero della vita ha sempre guardato il tronco e la chioma, dimenticandone la parte vitale: le Radici....


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